LIBRO D'ORO

 REGNI AI QUALI E' FORNITA PERIODICAMENTE L'OPERA

 

Belgio
(Regno)
Danimarca
(Regno)
Lussenburgo
(Gran Ducato)
Monaco
(Principato)
Norvegia
(Regno)

Paesi Bassi
(Regno)

Regno Unito
(Regno)

Spagna
(Regno)
Svezia
(Regno)

 

Il Libro d’Oro della Nobiltà Italiana -nuova serie, è un opera privata pubblicata rigorosamente a Roma, contenente dati anagrafici e biografici di alcune famiglie nobili italiane, edito con periodicità irregolare sotto l'egida del Collegio Araldico Romano - Istituto Araldico Romano dalla casa editrice individuale Ettore Gallelli-editore, di proprietà del Presidente dell'associazione.

La prima edizione di questa pubblicazione apparve a Roma nel 1910 nel a cura del Collegio Araldico, per impulso dell'allora segretario Carlo Augusto Bertini, con successive edizioni ogni due o tre anni fino agli anni trenta, quando la Presidenza del consiglio dei ministri emise un decreto di inibizione all'uso del nome Libro d'oro, in quanto era lo stesso di quello di un registro ufficiale, nobiliare, dello Stato, custodito attualmente presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma (Eur),  e ciò rischiava di ingenerare confusione nei lettori.

Le edizioni del 1933-36 (stampata nel 1935) e del 1937-39 (stampata nel 1939) vennero infatti intitolate Libro della nobiltà italiana togliendo quindi "d'oro" dal titolo.

Dopo la sospensione delle pubblicazioni per le vicende belliche, tra il 1939 e il 1949 l'opera riprese tuttavia ad essere pubblicata dalla famiglia Bertini Frassoni, sempre con periodicità irregolare, e con lo stesso nome del documento ufficiale, quindi (in VIOLAZIONE del Decreto inibitorio tutt'oggi vigente e perpetuo), in quanto il LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA, custodito presso l'Archivio Centrale di Stato di Roma (via degli Archivi n. 27) è tutt'oggi un registro anagrafico, nobiliare, ufficiale, di esclusiva pertinenza statale.

Nel 2014 Ettore Gallelli editore vedute le vicende legali che colpirono la famiglia Bertini Frassoni, e su insistenza di soci e sottoscrittori, regolarizzò l'opera aggiungendo la dicitura Nuova serie corrente Ettore Gallelli editore, e registrandola presso l'Ufficio pubblico generale delle opere protette dalla legge sul diritto d’autore (art. 103 L. 633/1941), dipendente dal Ministero per i Beni e Attività Culturali (MIBAC) acquisendo quindi tutti i diritti editoriali in esclusiva.

Attualmente vi sono comprese quasi 12.000 famiglie, alcune delle quali trattate sono trattate con un breve cenno storico, lo stato di famiglia aggiornato e lo stemma in bianco e nero.

Come le passate edizioni, anche l'edizione 25esima (2015-2019) della nuova serie è stampata rigorosamente a Roma, ed è composta infatti da due mini tomi color blu scuro, lettere (A-L) e (M-Z); per complessive 4811 pagine, con la stessa veste grafica interna ed esterna delle precedenti 24 edizioni.

In merito al censimento nobiliare, la nuova serie corrente del Libro d'Oro, si differenzia, poiché viene applicato un criterio nobiliare maggiormente restrittivo, basato infatti fedelmente sulle norme, principi, leggi, e regolamenti del Regno d'Italia, dell’attuale ordinamento, nonché le famiglie italiane riconosciute dalla Santa Sede.

Dalla XXV edizione 2014-2019 del Libro d’Oro viene quindi viene dato rilievo ai principi e ai regolamenti che nelle monarchie Europee disciplinano tutt'oggi la materia nobiliare.

Nazioni nelle quali il capo di stato è il Re, che con la Regia Prerogativa legittima e ufficializza i riconoscimenti nobiliari. Principi che nel Regno

d' Italia vennero  sanciti dall'art.79 dello Statuto fondamentale del Regno", per il quale: "i titoli di nobiltà sono mantenuti per coloro che vi hanno diritto; il Re può conferirne dei nuovi".

Il citato art. 79, in pratica oltre che regolamentare la prerogativa Regia di conferire nuovi titoli nobiliari, sanciva anche la conservazione dei titoli che già esistevano negli Stati unificati, per opera dei Regni  antecedenti. Anche se l'Italia è oggi una repubblica, e sebbene il secondo comma della XIV disposizione transitoria dell'attuale costituzione italiana, non riconosca i titoli nobiliari, tuttavia tale non riconoscibilità non va intesa come proibizione o disconoscimento degli stessi. La norma li considera solo GIURIDICAMENTE irrilevanti, ma al contrario ne tutela invece il patrimonio storico, come dimostra il successivo passaggio costituzionale che prevede infatti che i predicati feudali  esistenti prima del 28 ottobre 1922 (instaurazione del regime fascista) facciano parte del cognome, e siano quindi tutelati dall'attuale ordinamento repubblicano come patrimonio storico nazionale.

A partire quindi dalla XXV edizione 2015-2019 il Libro d’Oro vengono pubblicate nell’opera solo le casate Italiane in possesso di un ufficiale, riconoscimento, nobiliare, ufficiale, da parte di uno stato sovrano.

L'inserimento delle famiglie all'interno della pubblicazione, avviene però solo dopo opportuno esame e approvazione del Comitato di Presidenza del Collegio Araldico Romano, il cui compio è quello di accertare d'ufficio, e non su richiesta degli interessati, che le famiglie siano in possesso dei seguenti requisiti.

Dalla XXV edizione 2015-2019 il Libro d’Oro si divide quindi in 6 (sei) parti:

 

 

 

 

PARTE -I

Famiglie riconosciute dal Regno d'Italia

 

-Presenti nel Libro d'Oro della nobiltà Italiana.

-Presenti negli Elenchi Ufficiali Nobiliari del 1921 del 1933 e del supplemento

1934-1936.

 

PARTE -II

Famiglie che abbiano ottenuto (dopo il primo gennaio 1948) un provvedimento di Grazia di Re Umberto II (U. II)

 

PARTE -III

Famiglie Italiane la cui nobiltà sia stata riconosciuta dal Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, avente l'avallo della monarchia spagnola (S.M.O.C.)

 

 

PARTE -IV

Famiglie nobili Pontificie.

PARTE -V

(Famiglie italiane, o di origine straniera, residenti in Italia, che ottennero una concessione o riconoscimento di stemma da un ufficio araldico dipendente da una potenza straniera).

 

PARTE -VI

Famiglie  italiane  fregiate di nobiltà generosa.

 

In applicazione del Regio Decreto n. 651 del 7.06.1943 dell'ultimo statuto fondamentale del Regno d'Italia, (relativo alla sovrana prerogativa in materia di titoli nobiliari), nella pubblicazione non sono quindi elencate famiglie “riconosciute” dall'ente privato denominato Corpo della Nobiltà Italiana, così come non sono elencate famiglie “riconosciute” dall'ente religioso denominato Sovrano Militare Ordine di Malta, o famiglie notabili elencate nella seconda parte, che è stata definitivamente soppressa.

A livello tipografico, la nuova serie si presenta qualitativamente migliorata, infatti è stata stampata con caratteri di scrittura in corpo 16 che ha però inevitabilmente comportato l'aumento del numero di pagine, (contro il piccolo corpo 10 della vecchia serie), che di fatto rendevano la pubblicazione scarsamente leggibile.

Un miglioramento lo si è avuto anche sulla qualità della stessa carta, che nella nuova serie è di grammi 80 (contro i 60 grammi della vecchia serie).

Anche la copertina della nuova serie è di qualità superiore, con un peso infatti di 180 grammi (contro i 120 grammi della vecchia serie).

 

Anche a livello di fonte nobiliare statistica, il Libro d’Oro-nuova serie è più completo, dato che sono censite circa 12.000 casate, rispetto alle circa 5.000 della vecchia serie.

 

STUDIO STATISTICO- NOBILIARE

RICAVATO DAL LIBRO D’ORO DELLA NOBILTA’ ITALIANA

Il Libro d’Oro e la Regia Consulta Araldica del Regno d’Italia

Attingendo allo studio pubblicato in luglio 2016 da Gallelli-editore, dal titolo STATISTICA NOBILIARE (opera registrata presso l'ufficio pubblico generale delle opere protette dalla legge sul diritto d’autore -art. 103 L. 633/1941), studio svolto sulla XXV edizione (2015-1019) del Libro d’Oro della Nobiltà Italiana-nuova serie, si evince che fin dalla prima edizione del 1910 il Libro d’Oro rappresenta in Italia una delle prime guide statistiche, genealogico-nobiliari di sempre, pur essendo le vecchie edizioni deficitarie a livello di censimento nobiliare.

Con l’unità nazionale, e veduta la pluralità di stati preunitari e quindi dei rispettivi  ordinamenti nobiliari, tutti diversi tra loro, sorse la necessità di istituire un organo ufficiale consultivo, che regolamentasse la materia nobiliare.

L’art 79 dello Statuto Albertino (statuto del Regno), venne promulgato il 4.3.1848 ed esteso, dopo l’Unità nazionale, a tutti i territori del Regno d’Italia), mentre con R.D. del 10 ottobre 1869 n. 5318 veniva istituita la Regia Consulta Araldica “ per dar parere al Governo in materia di titoli gentilizi, stemmi ed altre pubbliche onoreficenze”, e tenere un registro dei titoli gentilizi.

Con il R.D.  8 maggio 1870 furono poi stabilite le basi del diritto nobiliare del Regno d’Italia con molte disposizioni, tra le quali l’elenco dei titoli suscettibili di concessione o riconoscimento; i provvedimenti di competenza sovrana (concessione, conferma, autorizzazione, rinnovazione, riconoscimento); le modalità del riconoscimento per giustizia su domanda dell’interessato; la facoltà (della Regia Consulta Araldica) di iscrivere d’ufficio i  discendenti di famiglie notoriamente nobili e di quelle già iscritte negli antichi Libri d’Oro delle repubbliche di Genova e Venezia.

In Italia col termine Libro d’Oro si identifica una tipologia di elenchi diffusi in diversi stati, nei quali erano annotate le famiglie nobili.

Esistevano infatti elenchi nobiliari in numerose città e stati dell’Italia preunitaria chiamati: Libro d’Oro, come ad esempio:

-Libro della Cittadinanza Nobile o del Patriziato.

-Libro della Patrizia Nobiltà.

-Libro della Cittadinanza Nobile o del Patriziato.

-Libro della Nobiltà.

-Libro d’Oro del napoletano

-Libro d’Oro Capitolino del 1726 (oggi custodito presso il Collegio Romano).

-Libro d’Oro di Venezia dal 1506.

-Liber Nobilitatis (a Genova dal 1528 detto Libro d’Oro).

-Libro d’Oro di Modena (dal 1746).

-Libro d’Oro di Lucca (istituito nel 1628).

A fronte di ciò i RR.DD. del 11.12.1887 e del 5.1.1888 modificarono l’ordinamento della Regia Consulta araldica e disposero (art. 11) la compilazione di registri nei quali dovevano essere trascritte le nuove concessioni, i riconoscimenti ed i vecchi minutari esistenti presso la Consulta Araldica stessa.

Le COMMISSIONI ARALDICHE REGIONALI furono istituite con R.D. 15 giugno 1889 (rese permanenti nel 1891) con il compito di compilare gli elenchi regionali delle famiglie nobili ed esaminare preliminarmente le pratiche nobiliari della regione storica di competenza.

Il REGISTRO DEI TITOLI GENTILIZI fu istituito nel 1889 ne quale vennero annotate le famiglie che avevano ottenuto decreti di concessione o riconoscimento di titoli nobiliari nel Regno d’Italia dopo l’Unità e furono progressivamente compilati 14 elenchi regionali nei quali furono iscritte le famiglie già registrate negli elenchi ufficiali degli stati preunitari.

Il R.D. 2.7.1896 n. 313 approvò il nuovo ordinamento della Consulta Araldica cui seguì il regolamento d’esecuzione (R.D. 5 luglio 1896 n. 314) che prevedeva, all’art. 68, l’istituzione del Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, registro manoscritto nel quale dovevano essere annotate le famiglie che avevano ottenuto la concessione, rinnovazione o riconoscimento di titoli nobiliari; agli art. 77-82 era prevista la costituzione dell’Ufficio araldico presso il Ministero dell’Interno, con funzione di segreteria della Regia Consulta.

Erano iscritti nel Libro d’Oro tutti coloro che ottennero un titolo nobiliare con provvedimento sovrano di grazia e coloro che ebbero un riconoscimento dei propri diritti nobiliari con un provvedimento governativo di giustizia; tutte le famiglie iscritte nel Libro d’Oro erano comprese anche negli elenchi regionali e, per distinguerle,  il cognome era preceduto da un asterisco.

Oltre al registro manoscritto detto Libro d’Oro della Nobiltà Italiana era previsto che fossero tenuti dall’Ufficio Araldico sotto la direzione del Commissario del Re i seguenti altri volumi manoscritti: “Libro Araldico dei titolati esteri”, “Libro araldico della cittadinanza” (per le famiglie di distinta civiltà titolari di uno stemma), “Libro araldico degli Enti Morali”, “Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana”.

Si consideri che il Consiglio di Stato con decisione dell’11 dicembre 1925 stabilì che il provvedimento di iscrizione al Libro d’Oro era un atto amministrativo, che seguiva alle dichiarazioni delle autorità competenti.

L’iscrizione al Libro d’Oro costituiva inoltre un atto fiscale e statistico, dato che infatti il R.D. 22.9.1932 n. 1464 obbligava al pagamento delle tasse previste per il titolo e per ogni annotazione di nascita, matrimonio e morte.

In merito al Libro d’Oro della Nobiltà Italiana edito dal Collegio Araldico-Roma, Carmelo Arnone nel suo volume Diritto nobiliare Italiano storia ed ordinamento scriveva:

[…] Il Libro d’oro è una compilazione inedita, fatta dalla pubblica amministrazione nella quale si iscrivono le famiglie italiane che ottengono la concessione, la rinnovazione, l’autorizzazione o il riconoscimento di titoli e attributi nobiliari […].

ed aggiungeva in nota:

I così detti Libri d’oro che sono in vendita sono compilazioni di privati, che non hanno valore legale. Pregevole è però per la copia e la esattezza delle notizie il Libro d’Oro della Nobiltà Italiana pubblicato periodicamente fin dal 1910 per cura del Collegio Araldico Romano”.

Gian Carlo Jocteau scriveva nel 1997:

[all’inizio del Novecento] prese corpo un’iniziativa destinata a sopravvivere sino ai giorni nostri: si trattava del Libro d’oro della nobiltà italiana, che con una nuova ambizione di respiro nazionale comparve per la prima volta nel 1910 (fino ad oggi ne sono comparse 20 edizioni ed è in preparazione la ventunesima), raccogliendo con sistematicità e con obiettivi di progressiva completezza cenni storici e genealogici delle famiglie nobili italiane e notizie sui loro membri viventi […]

Giovanna Arcangeli, all’epoca, responsabile del servizio araldico dell’Archivio Centrale dello Stato, descriveva con precisione il Libro d’oro istituito con il Regio Decreto 314/1896:

Nell’aprire i grandi volumi del Libro d’oro della nobiltà italiana si è attratti dalla solennità delle dimensioni (45×60 cm formato detto in folio), dalle robuste parti metalliche poste a sostegno e protezione dei punti potenzialmente più deboli della pregevole rilegatura di marocchino; si è colti dal seducente splendore dello stemma stampigliato sul piatto superiore della legatura. Aprendo poi il volume ci si perde nel labirinto armonioso e complesso dei nominativi delle singole famiglie-vergati in inchiostro dorato [] La serie archivistica si compone nella sua completezza di trenta volumi, ciascuno mediamente contiene 199 bifogli. Tutta la serie ha la medesima altezza e tipo di legatura, esternamente ciascun volume è contraddistinto da cifre romane incise in oro [] La numerazione ricorre in tutte le pagine doppie con l’indicazione del numero del volume. Rigore e gravità cancelleresche sono affidate al calligrafo che con estrema ed accurata perizia annotò a grandi lettere, ricorrendo a una singolare sintesi paleografica, il nome della famiglia e i luoghi di origine e residenza […]”.

Per avere un esempio del contenuto di questa serie archivistica manoscritta, si può confrontare il libro Alle radici dell’identità nazionale Prosopografie storiche italiane Libro d’oro della nobiltà italiana (I-II) pubblicato nel 2009 dove sono stampati in fac-simile i primi due volumi.

 

Pubblicazioni del Regno d’Italia

Come detto sopra, le commissioni araldiche regionali compilarono i primi Elenchi Ufficiali della nobiltà Italiana del Regno d’Italia, sia su istanza delle famiglie, sia d’ufficio basandosi sui documenti degli archivi di stato, in forma provvisoria poi in forma definitiva.

Vennero editi quattordici Elenchi Regionali, tra il 1895 ed il 1912, approvati, ciascuno, con Decreto Reale (alcuni dei quali ripubblicati in edizione anastatica dalla casa editrice Forni nel 1988 e da 3T di Gianni Trois e figli di Cagliari nel 1972).

In seguito gli elenchi regionali aggiornati furono fusi in un unico volume e fu pubblicato (Torino: Bocca, 1922) l’Elenco ufficiale della nobiltà italiana, approvato con R.D. 3.7.1921 n.972 e ripubblicato in ristampa anastatica dall’editore Arnaldo Forni a Bologna nel 1970 e nel 1997, nonché con la serie aggiornata edita da Gallelli-editore nel 2012.

Nel 1933 il Poligrafico dello Stato editò l’Elenco ufficiale della nobiltà italiana approvato con R.D. 7.9.1933 n. 1990.

In questa volume le famiglie iscritte nel Libro d’Oro della Consulta Araldica erano contrassegnate con un asterisco; le altre famiglie presenti (senza asterisco), in forza dell’art. 2 dell’ultimo decreto citato, dovevano chiedere l’iscrizione nel Libro d’Oro nel termine di tre anni (poi prorogato di altri due), presentando la documentazione e pagando le tasse previste.

In seguito fu approvato con R.D. 1.2.1937 e pubblicato l’ Elenco ufficiale della nobiltà italiana. Supplemento per gli anni 1934-1936 (Roma, 1937); anche in questo volume solo le famiglie iscritte al Libro d’Oro erano contrassegnate da un asterisco mentre le altre famiglie nobili erano senza asterisco. Il 7.6.1943 fu emanato un nuovo ordinamento dello stato nobiliare italiano ed un nuovo regolamento della Consulta Araldica che prevedevano l’obbligo per tutte le famiglie nobili di iscriversi nel Libro d’Oro.

Successivamente per le note vicende belliche ed istituzionali non furono pubblicati altre edizioni, e dopo il 25 luglio 1943 la Consulta araldica cessò di funzionare; scriveva Aldo Pezzana:

[…] Elenchi ufficiali non ne vennero più pubblicati sicché la possibilità di effettuare l’iscrizione [nel Libro d’oro] venne meno: la distinzione delle famiglie con o senza asterisco permane peraltro nelle pubblicazioni private in materia nobiliare[…]”.

 

Con la Costituzione Italiana repubblicana

La Costituzione repubblicana entrata in vigore il 1 gennaio 1948, con XIV disposizione transitoria e finale dispone che “I titoli nobiliari non sono riconosciuti,

i predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922, valgono come parte del nome.

La legge regola la soppressione della Consulta Araldica”, chiudendo di conseguenza il Libro d’oro previsto dai precedenti Regi Decreti.

Aldo Pezzana, presidente onorario del Consiglio di Stato, a questo proposito puntualizzava:

[] in pratica dopo il 25 luglio [1943] la Consulta Araldica smise di funzionare. Continuò invece a funzionare l’Ufficio araldico. Esso provvide all’istruttoria delle domande di riconoscimento ed alla predisposizione dei pochissimi provvedimenti di giustizia [] e dei più numerosi provvedimenti di grazia emanati da Umberto II, prima come Luogotenente generale del Regno dopo il 4 giugno 1944 e poi come Re fra il 9 maggio e  il 13 giugno 1946 [] Ora, dopo sessant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, l’ordinamento del 1943 è caduto sotto la scure del D.L. 25.6.2008 n. 112 (il c.d. decreto “taglia leggi”) convertito nella legge 18 febbraio 2009 n. 9, ed esplicitamente abrogato.

Il Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), pubblicò nel 1960, presso la Tipografia Poliglotta Vaticana, l’Elenco storico della Nobiltà Italiana Compilato in conformità dei Decreti e delle Lettere Patenti originali e sugli Atti Ufficiali di Archivio della Consulta Araldica dello Stato Italiano con lo scopo di riunire in un unico volume: le famiglie comprese negli Elenchi Ufficiali della Consulta Araldica; quelle che ebbero provvedimenti in materia nobiliare dopo l’ultima pubblicazione del 1934-36 fino al 1 gennaio 1948 (comprendendo anche i decreti e le sentenze emesse dopo il cessato funzionamento della Consulta Araldica); le famiglie insignite di titoli pontifici e quelle con titoli concessi dalla Repubblica di San Marino fino al 1959. Questa pubblicazione comprendeva anche le famiglie iscritte solo genericamente nell’Elenco ufficiale nobiliare italiano del 1921 (distinte da una piccola losanga), conteneva lo stato personale (aggiornato quando fu possibile), contrassegnava le famiglie registrate nel Libro d’oro con l’asterisco e con la riproduzione degli stemmi a colori.

Nel 1878 Crollalanza pubblicò quello che è invece considerato il primo repertorio, araldico, genealogico, anagrafico, nobiliare, Italiano, ovvero l’Annuario della Nobiltà Italiana. L’opera edita ancora oggi dallo studioso Andrea Borella, che ne ha rilevato tutti i diritti d’autore, è considerata dagli specialisti della materia, la più diffusa e   completa pubblicazione, nobiliare, italiana.

 

Statistica riportate dagli Elenchi Ufficiali della Nobiltà Italiana e dal Libro d’Oro della Nobiltà Italiana

Benchè da uno studio condotto da Gallelli-editore sugli Elenchi Ufficiali della Nobiltà Italiana (registri aggiornati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia, quindi documenti ufficiali dello stato), il numero delle famiglie nobili risulti essere di circa 12.000, al contrario fin dalla prima edizione del 1910 alla XXIV edizione 2010-2014 del Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, sono state invece censite solo 5000 famiglie nobili, escludendone quindi circa 7000.

Cinquemila famiglie nobili delle quali circa un terzo di nobiltà semplice, priva cioè di titoli al di sopra di quello di nobile e due terzi dotate di titoli nobiliari superiori: questi sono, in ordine gerarchico decrescente, senza che ciò però implichi una correlazione tra importanza del titolo nobiliare e importanza del casato.

Quindi nelle edizioni del Libro d’Oro edite dal 1910 al 2014 solo state pubblicate solo meno della metà delle famiglie riconosciute dal Regno d’Italia, e pubblicate sugli Elenchi Ufficiali.

Inoltre a partire dalla prima edizione del 1910 a quella del 2010, le casate sono state citate con il rimando, quando da due edizioni del Libro d’Oro (quindi da 8 – 10 anni) non abbiano più fatto avere notizie alla redazione.

Il 70% delle famiglie pubblicate sono state sviluppate con gli stati personali nelle precedenti edizioni del Libro d’Oro, dal 1910, essendo quindi circa 2700 famiglie.

Un 8% possiamo considerare essere le famiglie che non sono mai state analizzate nei loro stati personali nelle precedenti edizioni; sono citate nei richiami perché presenti negli elenchi ufficiali del Regno d’Italia: sarebbero quindi circa 300.

Sulla base dei dati forniti dall’Unione della Nobiltà d’Italia  il 22% pari a 850 famiglie si sono estinte.

Sommando le quasi 2000 famiglie della XXIV edizione, trascrivendo lo stato personale alle 3850 famiglie delle passate edizioni e aggiungiamo ancora le 300 famiglie di cui il Libro d’Oro non si è mai interessato, arriviamo ad avere ipoteticamente 6200 famiglie pubblicate fino all’edizione XXIV.

Poichè in base al censimento ISTAT del 2011 relativo alla popolazione italiana, ove la media di componenti per nucleo familiare era di 3 persone, nel Libro d’Oro dalla prima edizione alla XXIV edizione, sono non sono stati riportati i casati in modo generale, cioè il ceppo composto di diverse famiglie.

Si devono quindi moltiplicare i 6200 nuclei familiari almeno per 6 arrivando così a contare circa 37.200 famiglie edite nella XXIV edizione del Libro d’Oro, adottando quindi il coefficiente di calcolo di 4 persone per famiglia.

Dal 1910 al 2014 le famiglie presenti nel Libro d’Oro sono poi riportate con tre segni che ne contraddistinguono l’origine della nobiltà:

   ° con un cerchietto sono contraddistinte le famiglie che hanno avuto un provvedimento di grazia di S.M il Re Umberto II, non trascritto presso la Consulta Araldica, od un atto sovrano dei Sommi Pontefici (successivo al 1870) o della Repubblica di S. Marino (successivo al 1861), per i quali non sia intervenuta prima del 1946 l’autorizzazione all’uso in Italia, od un provvedimento di giustizia del Corpo della Nobiltà Italiana, o la cui nobiltà sia stata riconosciuta dal Sovrano Militare Ordine di Malta per la ricezione con prove nelle categorie di cavalieri che richiedono prove nobiliari;

   * con un asterisco le famiglie che avendo ottenuto dal Regno d’Italia, fra il 1861 ed il 1946, un provvedimento di giustizia o di grazia, erano registrate nel “Libro d’Oro” della Consulta Araldica del Regno, ora depositato presso l’Archivio Centrale dello Stato

   senza alcun contrassegno, le famiglie le quali, pur non avendo avuto a loro favore alcun atto formale fra il 1861 ed il 1946, erano inserite negli Elenchi Ufficiali Nobiliari del 1921 e dei 1933 e nel supplemento 1934-36.

Analizziamo quindi come le 1997 famiglie si distribuiscano in funzione dei segni che ne contraddistinguono l’origine della nobiltà si ottiene il seguente grafico:Numericamente 1378 sono le famiglie con l’asterisco (69%), 355 quelle senza contrassegno (18%) e 264 quelle con il cerchietto (13%).Approfondendo questo argomento, le famiglie senza contrassegno sono così suddivise. Questo tipo di distribuzione (senza contrassegno, cerchietto, asterisco) può portare a delle considerazioni sulle singole categoria di nobiltà. Vediamo i 474 Nobili. Le famiglie senza nessun contrassegno sono 103 (22%), quelli con il cerchietto 123 (26%) e quelli con asterisco 249 (52%).I 119 Patrizi sono 42 senza nulla (35%), 8 con il cerchietto (7%) e 69 con l’asterisco (58%).I 208 Baroni sono 25 senza nulla (12%), 37 con il cerchietto (18%) e 146 con l’asterisco (70%).I 664 Conti sono 111 senza nulla (17%), 68 con il cerchietto (10%) e 485 con l’asterisco (73%).I 351 Marchesi sono 42 senza nulla (12%), 19 con il cerchietto (5%) e 290 con l’asterisco (83%).I 72 Duchi sono 15 senza nulla (21%), 6 con il cerchietto (8%) e 290 con l’asterisco (51%).Infine i 108 Principi sono 17 senza nulla (16%), 3 con il cerchietto (3%) e 88 con l’asterisco (81%).

A partire invece dalla XXV edizione 2015-2019 del Libro d’Oro-nuova serie curato da Gallelli- editore per il Collegio Araldico Romano -Istituto Araldico Romano, sono state censite complessivamente circa 12.000 casate (contro le 5000 delle edizioni precedenti), quindi includendo finalmente le 7.000 mancanti, infatti presenti negli Elenchi Ufficiali della Nobiltà Italiana (vale la pena di ricordare registri aggiornati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia, quindi documenti ufficiali dello stato).

La rimanenza delle casate sono quelle invece riconosciute con formale provvedimento dalla Santa Sede (attraverso i tribunali ecclesiastici), e da S.M. Umberto II di Savoia, e quelle riconosciute dal S.M.O.C. di S. Giorgio (tutelato dalla monarchia spagnola).

Statisticamente si hanno quindi i titoli di:

   principe (circa il 6,5 per cento sugli altri titolati)

   duca (circa il 4 per cento),

   marchese (circa il 24 per cento),

   conte (oltre il 52 per cento),

   visconte (lo 0,1 per cento),

   barone (circa il 13 per cento).

In conclusione possiamo dire che per quanto riguarda la serie Libro d’Oro, il censimento più completo e veritiero sulle famiglie nobili italiane, è quello pubblicato a partire proprio dalla XXV (2015-2019) edizione della nuova serie del Libro d’Oro della Nobiltà Italiana.

Anche se per onestà intellettuale, va detto che il calcolo genealogico più esaustivo sulle casate viventi è quello pubblicato nella XXX edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana (che è quindi attualmente il repertorio nobiliare più completo a livello statistico, genealogico, nobiliare).

Esso sposta infatti il numero di casate viventi ed estinte, discendenti dalle sole iscritte negli Elenchi ufficiali nobiliari, a poco oltre 12.000 per un totale di oltre 78.000 persone.

In  conclusione da questi calcoli statistici, si evince che il titolo italiano più diffuso è quello di Conte (54%), seguito dalla somma dei Nobili e Patrizi (30%); poi ci sono i Marchesi (24%), i Baroni (13%), i Principi (6,5%) ed in ultimo i Duchi (4%).

A nord Italia hanno la prevalenza i conti, mentre al sud i baroni e i principi.

 

 

BREVE  STATISTICA  INTERNAZIONALE

 

Stato

Numero di nobili

% di nobili sul tot. della popolazione

Polonia

800.000

15%

Spagna

722.000

7 – 8 %

Russia

5 – 600.000

2 – 3 %

Francia

300.000

1 %

Svezia

15.000

0,5 %

 

MEDIA  nel XVIII

5,3 %

 

 

In conclusione oggi il Libro d'Oro della Nobiltà Italiana-nuova serie corrente-Gallelli-editore, amministrato dal Collegio Araldico Romano-Istituto Araldico Romano, per le sue peculiarità non è solo un repertorio, araldico, genealogico, anagrafico, statistico-nobiliare, Italiano, accreditato dall'Unione della Nobiltà d'Italia, dalle casate italiane, e custodito nelle maggiori Biblioteche comunali e nazionali, nonché in quelle di esclusivi circoli sociali, ma è anche una pubblicazione accreditata  presso tutti i sovrani Europei, dato che infatti ogni edizione viene loro donata d'ufficio, e dunque custodita presso le biblioteche dei rispettivi palazzi Reali.

 

 

DOCUMENTI SULLA PROPRIETA' ESCLUSIVA
DEL MARCHIO “LIBRO D'ORO” E VARIANTI


1-Atto di decadenza legale sui diritti alla testata Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, da parte di Roberto Colonnello Bertini Frassoni, e del Collegio Araldico Romano, a seguito di contumacia in tribunale, dichiarata in data 26 settembre 2013 

2- Licenza di uso Esclusivo da parte del marchio Ettore Gallelli-editore, sulla testata LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA -nuova serie corrente- Ettore Gallelli-editore, (deposita in marzo 2014) presso l'ufficio pubblico generale delle opere protette dalla legge sul diritto d’autore (art. 103 L. 633/1941)

3-Licenza di uso Esclusivo da parte del marchio Ettore Gallelli-editore (luglio 2014) attraverso secondo deposito presso l'ufficio pubblico generale delle opere protette dalla legge sul diritto d’autore (art. 103 L. 633/1941)

4-Licenza di Uso Esclusivo del marchio Ettore Gallelli-editore, sulla veste grafica e tipografica del LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA -nuova serie corrente- Ettore Gallelli-editore, attraverso deposito della veste grafica e tipografica, distintiva della copertina, presso l'apposito ufficio editoriale OPERE e DISEGNI.

5-Domanda di registrazione  presso l'ufficio Italiano marchi e brevetti

6-LICENZA ALL'USO ESCLUSIVO DELLA PRIMA VARIANTE DI COPERTINA DEL LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA -nuova serie corrente- Ettore Gallelli-editore, attraverso deposito della veste grafica e tipografica, distintiva della copertina, presso l'apposito ufficio editoriale OPERE e DISEGNI 

 

 

GALLELLI-EDITORE, è quindi il solo autorizzato dal Ministero per i Beni e Attività Culturali, relativamente all'uso del nome Libro d'Oro della Nobiltà Italiana-nuova serie corrente, da lui registrato e pubblicato in luglio 2014.

Il Libro d'Oro della Nobiltà Italiana venne aggiornato dal Collegio Araldico Romano (Roma via dell'anima n. 16) dal 1910 al 2010, per un totale di 24 edizioni.

Da luglio 2014 la nuova serie corrente è invece aggiornata dal Collegio Araldico Romano-Istituto Araldico Romano (di Roma, via Roccaporena n. 51) edito dal marchio Ettore Gallelli-editore, che lo ha infatti rilevato ai sensi di legge, con formale riconoscimento del Ministero Italiano per i Beni e Attività Culturali, attraverso apposita registrazione presso l'ufficio pubblico generale delle opere protette dalla legge sul diritto d’autore (art. 103 L. 633/1941).

 

Solo il Libro d’Oro ufficialmente certificato dal Ministero Italiano Beni e Attività Culturali, e pubblicato in luglio 2014 reca infatti nella parte posteriore delle copertine il bollino di originalità -MIBAC.

 

 

  

Dal 7 luglio 2014 l'opera è in vendita nelle migliori librerie Italiane, specializzate del settore. Il Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, che venne aggiornato dal Collegio Araldico Romano (via dell'anima n. 16) dal 1910 al 2010, per un totale di 24 edizioni, è oggi unicamente aggiornato dall'Associazione Collegio Araldico Romano, sita in via dell'Anima n. 16,  ed edito dal marchio Ettore Gallelli-editore, che l'ha infatti rilevato ai sensi di legge, con formali depositi legali e registrazioni, nelle opportune sedi editoriali competenti, pubblicando quindi in luglio 2014 l'edizione 25esima 2015-2019.

 

Dal 7 luglio 2014 l'opera è in vendita nelle migliori librerie Italiane, specializzate del settore.Il Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, che venne aggiornato dall'estinto Collegio Araldico Romano (via dell'anima n. 16) dal 1910 al 2010, per un totale di 24 edizioni, è oggi unicamente aggiornato dall'Associazione Collegio Araldico Romano, sita in via dell'Anima n. 16,  ed edito dal marchio Ettore Gallelli-editore, che l'ha infatti rilevato ai sensi di legge, con formali depositi legali e registrazioni, nelle opportune sedi, editoriali, competenti, pubblicando quindi in luglio 2014 l'edizione 25esima 2015-2019.

 

Dal 7 luglio 2014 l'opera è in vendita nelle migliori librerie Italiane, specializzate del settore.Il Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, che venne aggiornato dal Collegio Araldico Romano (via dell'anima n. 16) dal 1910 al 2010, per un totale di 24 edizioni, è oggi unicamente aggiornato dall'Associazione Collegio Araldico Romano, sita in via dell'Anima n. 16,  ed edito dal marchio Ettore Gallelli-editore, che l'ha infatti rilevato ai sensi di legge, con formali depositi legali e registrazioni, nelle opportune sedi editoriali competenti, pubblicando quindi in luglio 2014 l'edizione 25esima 2015-2019.

 

Dal 7 luglio 2014 l'opera è in vendita nelle migliori librerie Italiane, specializzate del settore.Il Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, che venne aggiornato dal Collegio Araldico Romano (via dell'anima n. 16) dal 1910 al 2010, per un totale di 24 edizioni, è oggi unicamente aggiornato dall'Associazione Collegio Araldico Romano, sita in via dell'Anima n. 16,  ed edito dal marchio Ettore Gallelli-editore, che l'ha infatti rilevato ai sensi di legge, con formali depositi legali e registrazioni, nelle opportune sedi editoriali competenti, pubblicando quindi in luglio 2014 l'edizione 25esima 2015-2019.

 

 

Alcuni soci del Circolo della Caccia di Roma, autorizzano Gallelli-editore a pubblicare le loro casate nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana-nuova serie corrente.

 

Lettera di ringraziamento del Presidente del prestigioso Circolo della Caccia di Roma.

 

Nella foto il libro denominato STATISTICA NOBILIARE DEL LIBRO D’ORO DELLA NOBILTA’ ITALIANA, pubblicato nel 2014 da Gallelli-editore, dal quale sono tratte le statistiche di questa pagina in oggetto.